Pedalare nel Rinascimento: Ferrara si racconta solo in sella a una bicicletta
Ci sono città che si guardano. E poi c'è Ferrara, che si pedala. Non è una distinzione di poco conto: mettere le ruote sull'acciottolato del centro storico estense cambia completamente il modo in cui si percepisce questo luogo. Il ritmo si abbassa, i dettagli emergono, e quella sensazione di essere sospesi in un altro secolo smette di essere una metafora e diventa quasi fisica.
Ferrara è tra le città più ciclistiche d'Italia — un primato che i ferraresi portano con orgoglio e che i visitatori stranieri, stranamente, faticano ancora a scoprire. Eppure basterebbe poco: noleggiare una bici in centro, uscire dall'albergo e iniziare a girare senza una meta precisa per capire perché l'UNESCO, nel 1995, abbia inserito questa città nella lista del Patrimonio dell'Umanità.
La partenza giusta: il Castello e il cuore della città estense
Il punto di partenza naturale è il Castello Estense, quella fortezza con i fossati in pieno centro che sembra uscita da un romanzo di avventura. Costruito alla fine del Trecento per volere di Niccolò II d'Este, il Castello non è solo un monumento da fotografare dall'esterno: vale la pena entrarci, scendere nelle segrete dove furono imprigionati Parisina e Ugo d'Este, salire sulle torri per avere una prospettiva diversa sulla città.
Una volta usciti, si sale in sella. Corso Martiri della Libertà e Corso Ercole I d'Este formano quello che molti chiamano l'asse rinascimentale della città: due strade larghe, regolari, pensate da Biagio Rossetti nel Quattrocento come parte dell'Addizione Erculea, il primo esempio di pianificazione urbanistica moderna in Europa. Pedalare su queste strade è diverso dal camminare: si coglie meglio la proporzione degli edifici, la simmetria degli spazi, l'idea di una città costruita con un'intenzione precisa.
Il quartiere ebraico: dove il silenzio ha uno spessore diverso
A pochi minuti dal Castello, il quartiere ebraico racconta una storia più raccolta e intima. Via Mazzini, Via Vignatagliata, i vicoli stretti che si intrecciano tra le case medievali: qui la bicicletta va lasciata e si prosegue a piedi, lentamente. La sinagoga — o meglio, le tre sinagoghe riunite nello stesso edificio, ciascuna appartenente a un rito diverso — è uno dei luoghi più significativi dell'ebraismo italiano. Il Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah, inaugurato pochi anni fa, ha dato a questo quartiere una nuova centralità culturale che merita almeno una mezza giornata.
Jorgio Bassani, che di queste strade era figlio, le ha rese immortali ne Il Giardino dei Finzi-Contini. Camminare qui con quel romanzo in mente aggiunge uno strato di significato che non si trova su nessuna guida turistica.
Le mura: otto chilometri di verde urbano da pedalare
Le mura rinascimentali di Ferrara sono tra le meglio conservate d'Europa. Nove chilometri di perimetro, quasi interamente percorribili in bicicletta lungo un viale alberato che corre in cima al bastione. È forse il tratto più sorprendente dell'itinerario: da un lato la città, con i suoi tetti e i campanili; dall'altro la campagna padana che comincia quasi subito, piatta e silenziosa.
In certi punti, di mattina presto o nel tardo pomeriggio, si incontrano soltanto i ferraresi che fanno jogging o portano a spasso il cane. Nessun pullman turistico, nessuna fila. Solo quella sensazione rara di abitare per un momento una città vera, non una scenografia.
Fuori le mura: verso il Delta del Po
Chi ha più tempo — e gambe — può spingere la pedalata oltre le mura, verso la campagna che circonda la città. La via Argine del Po porta verso il Parco del Delta del Po, un ecosistema di valli, lagune e boschi che è tra le zone umide più importanti d'Europa. Non è necessario arrivare fino al mare: anche solo uscire di qualche chilometro dalla città, ritrovarsi in mezzo a campi di grano e filari di pioppi, sentire l'aria cambiare, è già un'esperienza che vale il viaggio.
I ciclisti più allenati possono seguire la ciclovia del Po, che collega Ferrara a Comacchio attraverso un paesaggio che cambia continuamente: argini, casoni da pesca, valli brumose al mattino, aironi fermi sull'acqua. Comacchio, con le sue calli che imitano (in piccolo) quelle di Venezia e la tradizione millenaria dell'anguilla, è una tappa che sorprende quasi sempre.
Dove mangiare e dove dormire: qualche suggerimento pratico
Ferrara ha una tradizione gastronomica solida e poco conosciuta fuori dai confini regionali. La salama da sugo, insaccato speziato da cuocere a lungo e servire con purè di patate, è il piatto simbolo: difficile da trovare altrove, impossibile da dimenticare una volta assaggiato. I cappellacci di zucca, simili ai tortellini ma ripieni di zucca ferrarese, sono un altro classico che vale la pena cercare nelle trattorie del centro storico, quelle con i tavoli di legno e il menu scritto a mano.
Per dormire, il centro storico offre diverse opzioni nei palazzi storici, alcuni dei quali conservano ancora affreschi e soffitti originali. Scegliere un alloggio all'interno delle mura significa svegliarsi in un silenzio quasi irreale per una città di queste dimensioni: Ferrara la notte si spegne presto, e questo è uno dei suoi segreti più belli.
Perché Ferrara merita di più
C'è qualcosa di malinconico e prezioso in una città come Ferrara: il fatto che non sia sulla bocca di tutti, che non compaia nelle prime pagine dei magazine di viaggio, che i turisti stranieri la attraversino spesso solo di passaggio verso Venezia o Bologna. È un'ingiustizia tranquilla, di quelle che chi la scopre finisce per apprezzare in silenzio.
Pedalare per Ferrara significa entrare in un ritmo che la città stessa sembra suggerire: lento, curioso, senza fretta di arrivare da nessuna parte. È forse il modo migliore per capire l'Italia che non si mostra subito, quella che aspetta di essere cercata.