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Tre laghi, mille volti nascosti: come scoprire Como, Garda e Maggiore lontano dalle folle e dai resort

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Tre laghi, mille volti nascosti: come scoprire Como, Garda e Maggiore lontano dalle folle e dai resort

C'è un momento, di solito a metà mattina in un martedì qualunque di luglio, in cui ti rendi conto che stai guardando il Lago di Como da dietro la testa di altre duecento persone. Tutte con il telefono in su, tutte a fare la stessa foto. È lì che capisci: i grandi laghi del Nord Italia hanno due anime. Una è quella patinata, da copertina di rivista di lusso, con ville hollywoodiane e aperitivi a diciotto euro. L'altra è quella vera — più lenta, più silenziosa, spesso raggiungibile solo sapendo dove guardare.

Questa guida parla della seconda.

Lago di Como: scendere a sud (o salire in alto)

Bellagio è bellissima. Varenna è incantevole. Lo sappiamo. Ma se vuoi capire davvero il Como che non finisce sulle brochure, devi spostarti verso il basso lago o avventurarti lungo le mulattiere che salgono sulle sponde.

Dorio, sul ramo lecchese, è un pugno di case aggrappate alla roccia che pochissimi turisti raggiungono. Non ci sono boutique, non ci sono hotel a cinque stelle. C'è una piccola chiesa, qualche gatto sonnolento e una vista sul lago che toglie il fiato proprio perché non devi condividerla con nessuno. Ci si arriva con la strada provinciale o, meglio ancora, con il traghetto di linea da Bellano — uno di quei battelli verdognoli che ancora collegano le sponde con la stessa pazienza di cinquant'anni fa.

Parlando di traghetti: il servizio pubblico lacustre del Como è uno dei segreti meglio conservati della zona. Con pochi euro puoi attraversare il lago da una sponda all'altra, sederti sul ponte all'aperto e guardare le ville scorrere senza pagare un tour privato. I locali lo usano per andare a fare la spesa. I turisti che lo scoprono non vogliono più scendere.

Se invece preferisci salire, i sentieri sopra Nesso — un borgo con una gorgia naturale mozzafiato praticamente sconosciuta — ti portano in meno di un'ora verso panorami che guardano sull'intero bacino. Porta acqua, scarpe comode e aspettati di non incontrare quasi nessuno.

Dove mangiare senza spendere un mutuo: a Lezzeno, la trattoria di paese vicino alla chiesa serve piatti della tradizione comasca — missoltini con polenta, lavarello in carpione — a prezzi che sembrano di un'altra epoca. Niente menu in inglese, niente codice QR. Perfetto.

Lago di Garda: la sponda bresciana e i paesi che i tour operator ignorano

Il Garda è il lago più grande d'Italia e anche quello con la maggiore concentrazione di turisti per chilometro quadrato. Sirmione, Limone, Malcesine: bellissime, affollatissime. Ma la sponda bresciana — quella occidentale, da Salò verso nord — ha un ritmo diverso.

Muslone è forse il caso più estremo: un piccolo agglomerato sopra Gargnano, accessibile solo a piedi o con una stradina che sembra voler scoraggiare chi non è del posto. Lì il tempo si è fermato in modo convincente. Le case in pietra, i terrazzamenti con gli ulivi, il silenzio interrotto solo dal vento che sale dal lago. Nessun bar con cocktail alla frutta, nessun parcheggio.

Gargnano stessa merita una menzione a parte. Meno fotogenica di Sirmione ma infinitamente più autentica, ha un porto piccolo dove i pescatori portano ancora le reti al mattino, un lungolago dove i bambini del posto giocano a calcio la sera e una serie di trattorie familiari dove il branzino del Garda viene cucinato senza fronzoli. Il tutto a pochi chilometri da Gardone Riviera, dove invece i prezzi e i selfie stick abbondano in egual misura.

Un consiglio pratico: il servizio di traghetti pubblici del Garda collega anche le sponde meno frequentate. Prendere il battello da Toscolano-Maderno verso Torri del Benaco all'alba, quando la nebbia ancora galleggia sull'acqua e i passeggeri si contano sulle dita di una mano, è una di quelle esperienze che rimangono.

Il punto panoramico che non trovi su Google Maps: sopra Tignale, il santuario della Madonna di Montecastello si affaccia su un precipizio che guarda l'intero lago centrale. La strada per arrivarci è stretta e tortuosa, ma il risultato è una delle viste più drammatiche del Nord Italia. Arriva nel tardo pomeriggio, quando la luce è giusta e i pullman turistici sono già ripartiti.

Lago Maggiore: le isole minori e la riva piemontese

Le Isole Borromee sono magnifiche e lo sanno. Ma il Lago Maggiore ha altre isole, meno celebrate, e una sponda intera — quella piemontese — che spesso viene trattata come un corridoio di passaggio verso quella lombarda o verso la Svizzera.

Cannero Riviera, sulla riva piemontese, è uno di quei posti che funzionano proprio perché non cercano di essere niente di più di quello che sono: un borgo tranquillo con un lungolago alberato, qualche palazzina liberty, un mercato settimanale dove si compra formaggio locale e si chiacchiera con i nonni del posto. Di fronte alla riva si vedono i resti dei Castelli di Cannero, due torri medievali che emergono dall'acqua come fantasmi — raggiungibili in barca, ma spesso ignorati dai tour organizzati che preferono le rotte più redditizie.

Arona, all'estremità meridionale del lago, è spesso usata solo come punto di partenza. Eppure il suo centro storico ha una vivacità genuina che manca alle località più turistiche: mercati, osterie, una piazza dove ci si siede a bere un caffè senza sentirsi in un set fotografico. E poi c'è il Colosso di San Carlo — la statua gigantesca che domina il paese — che pochissimi visitatori stranieri mettono nell'itinerario.

Per chi vuole davvero uscire dalla rotta battuta, la Val Cannobina — la valle che si apre dietro Cannobio — offre escursioni tra borghi di montagna quasi abbandonati, cascate e sentieri dove l'unico rumore è quello dei propri passi. Un contrasto totale rispetto al via vai del lungolago, raggiungibile in venti minuti di macchina.

Come muoversi (davvero) sui laghi

Il consiglio più utile che possiamo darti è uno solo: usa i mezzi pubblici lacustri. I traghetti di linea sono economici, puntuali e ti permettono di vedere i laghi dalla prospettiva giusta — quella dell'acqua — senza dipendere da un'auto. In più, seduto tra pendolari e famiglie in gita, capisci qualcosa di questi luoghi che nessuna guida turistica può spiegarti.

Evita luglio e agosto se puoi. Giugno e settembre trasformano i laghi in luoghi completamente diversi: stessi panorami, metà della folla, prezzi più ragionevoli e quella sensazione rara di avere uno spazio bellissimo quasi tutto per te.

I grandi laghi del Nord Italia non hanno bisogno di essere inventati o mitizzati. Hanno già tutto — storia, paesaggio, cucina, carattere. Quello che serve è solo la voglia di andare un passo oltre il pontile dell'hotel, prendere il traghetto di linea e vedere dove porta.

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