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Tre giorni a Matera: come abitare i Sassi invece di fotografarli soltanto

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Tre giorni a Matera: come abitare i Sassi invece di fotografarli soltanto

Tre giorni a Sassi: come abitare Matera invece di fotografarla soltanto

C'è un momento preciso in cui capisci che Matera non si può consumare in fretta. Succede quando, verso le sette di sera, i pullman se ne vanno, il rumore si ritira come una marea e i vicoli del Sasso Caveoso tornano a respirare nel silenzio. In quel momento la città smette di essere uno sfondo e comincia a essere un posto vero. Ma per arrivarci, bisogna fermarsi. Almeno tre giorni. Meglio quattro.

Da quando ha portato a casa il titolo di Capitale Europea della Cultura nel 2019, Matera è diventata una di quelle mete che tutti riconoscono ma in pochi conoscono davvero. Il rischio è quello classico delle città diventate iconiche troppo in fretta: si arriva con un'idea già formata, si cercano le inquadrature viste mille volte sui social, si replicano le stesse fotografie e si riparte convinti di aver capito qualcosa. In realtà si è solo sfiorata la superficie di una delle città più straordinarie d'Europa.

Dormire nella roccia cambia tutto

Il primo consiglio, quello che fa la differenza più di qualsiasi altro, è dormire in un sassi hotel. Non per il fascino dell'esperienza in sé — anche se passare la notte in un ambiente ricavato dalla pietra millenaria ha il suo peso — ma perché svegliarsi dentro i Sassi prima che i visitatori arrivino è un privilegio che nessun tour organizzato può offrire.

All'alba, quando la luce colpisce di taglio le abitazioni rupestri e l'aria sa ancora di notte, la città appartiene a chi ci dorme. Si sentono i passi di qualche residente, l'odore del caffè che filtra da una finestra, il verso di un uccello che nidifica nelle crepe della pietra. È in queste ore che Matera smette di essere un monumento e torna a essere un luogo abitato, con tutto il peso e la grazia che ne derivano.

Le strutture ricavate dagli antichi ipogei sono molte, con livelli di comfort molto diversi tra loro. Alcune puntano sul lusso discreto, altre su un'atmosfera più autentica e meno rifinita. La scelta dipende dai gusti, ma vale la pena cercare sistemazioni gestite da materani doc: sono loro che sanno raccontare la storia delle stanze, dei pozzi, dei sistemi di raccolta dell'acqua piovana che per secoli hanno permesso la vita in questo posto improbabile e meraviglioso.

Le chiese rupestri che nessuno visita

I Sassi sono punteggiati da oltre cento chiese scavate nella roccia. La maggior parte dei visitatori ne conosce tre o quattro, quelle segnalate sui percorsi turistici principali. Ma basta allontanarsi di qualche centinaio di metri per trovare ambienti che sembrano fermi a secoli fa: affreschi consunti dal tempo, altari di pietra, absidi dove la luce entra da fessure naturali creando effetti impossibili da replicare artificialmente.

La chiesa di Santa Maria de Idris, aggrappata allo sperone del Monterrone, è abbastanza conosciuta. Ma poco più in là, lungo sentieri non segnalati sulle mappe turistiche standard, esistono cappelle rupestri quasi dimenticate, accessibili con un po' di curiosità e, a volte, con l'aiuto di qualcuno del posto. Vale la pena chiedere: i materani sono in genere felici di indicare angoli che i turisti non trovano da soli.

Una guida locale — non necessariamente quella del tour organizzato — può fare una differenza enorme. Alcune associazioni culturali della città propongono percorsi tematici sulle chiese rupestri, con attenzione alla storia dei culti, agli stili pittorici e ai simboli iconografici che si ripetono di grotta in grotta. È un modo per trasformare una visita estetica in qualcosa di più denso.

Scendere nella Gravina

Il belvedere affacciato sui Sassi è la cartolina classica di Matera, quella che tutti conoscono. Ma la città ha un rovescio fisico e simbolico: la Gravina, il canyon profondo che la separa dall'altopiano della Murgia. Scenderci a piedi è un'esperienza che molti visitatori saltano per mancanza di tempo o di informazioni, e che invece vale quanto — se non più — di qualsiasi museo.

I sentieri che scendono verso il fondo del canyon attraversano un paesaggio lunare, punteggiato di grotte, antiche abitazioni trogloditiche e piccole chiese rupestri sul versante opposto rispetto ai Sassi più noti. Il Parco della Murgia Materana, che si estende sull'altopiano di fronte alla città, è ufficialmente un'area protetta e offre percorsi segnalati di varia difficoltà. In certi punti ci si trova sospesi tra due mondi: la città moderna alle spalle, il silenzio della roccia davanti.

L'ideale è camminare al mattino presto o nel tardo pomeriggio, quando la luce è morbida e il caldo — soprattutto in estate — lascia un po' di tregua. Portare acqua abbondante, scarpe comode e la voglia di non avere fretta.

Artigiani, fornai e produttori: il lato vivo della città

Matera non è solo pietra e storia. Ha anche una scena artigianale e gastronomica che merita tempo e attenzione. Il pane di Matera, con la sua forma a cornetto e la crosta spessa, è un prodotto IGP che ha radici profonde nella tradizione contadina lucana. Trovare un forno che lo produca ancora secondo i metodi tradizionali e fermarsi a guardare il lavoro dei panettieri è una di quelle esperienze semplici ma impossibili da dimenticare.

Nei vicoli dei Sassi sopravvivono botteghe di artigiani che lavorano la pietra locale, il legno, la ceramica. Non sono musei viventi né attrazioni turistiche costruite a tavolino: sono mestieri veri, portati avanti con la testardaggine tipica di chi fa una cosa perché ci crede, non perché rende. Fermarsi a osservare, fare qualche domanda, comprare qualcosa direttamente dalle mani di chi lo ha fatto: è questo il tipo di viaggio che lascia un segno.

I mercati settimanali e i piccoli produttori dei dintorni completano il quadro. I fagioli di Sarconi, il peperone crusco, il caciocavallo podolico: i sapori della Basilicata passano tutti da Matera prima di raggiungere il resto del mondo.

Il ritmo giusto per capire un posto unico

Matera non è una città che si capisce in fretta. Non perché sia complicata, ma perché richiede un cambio di passo che non tutti i viaggiatori sono disposti a fare. Meno itinerari obbligatori, più soste inutili. Meno foto da spuntare su una lista, più conversazioni con chi ci vive. Meno ore di camminata intensa, più momenti seduti su un gradino di pietra a guardare come cambia la luce sui Sassi nel corso della giornata.

Tre giorni sono il minimo. Quattro sono meglio. E se riuscite a essere lì in settimana, fuori stagione o almeno fuori dai weekend di punta, troverete una città che ha ancora qualcosa da dirvi senza alzare la voce.

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